Tra il 21 aprile e il 2 maggio i pirati somali hanno preso il controllo di tre navi: due petroliere – la Honor 25 e la Mt Eureka, rispettivamente di Palau e Togo – e la nave da carico egiziana Sward. La Mt Eureka è stata abbordata al largo dello Yemen e portata in Somalia. Più di un mese dopo le tre imbarcazioni sono ancora in mano ai pirati, che chiedono riscatti molto alti. Vari altri tentativi d’assalto sono stati segnalati di recente al largo della Somalia, tra l’oceano Indiano e il golfo di Aden, punto d’accesso al mar Rosso.

Negli ultimi mesi i pirati si sono anche impadroniti di alcuni dhow, barche a vela tradizionali per il commercio e la pesca molto diffuse nella regione. I pirati li usano come “navi madre” perché si confondono con normali imbarcazioni commerciali e hanno stive molto ampie per il carburante, le provviste, le armi e perfino i barchini veloci da usare per gli assalti finali. In questo modo i pirati possono rimanere in mare aperto per settimane, in attesa dell’occasione giusta.

“Gli eventi delle ultime settimane fanno temere che le reti di pirati attive lungo le coste settentrionali della Somalia si siano riorganizzate, dopo che negli ultimi anni le missioni navali internazionali avevano ridotto in modo significativo gli attacchi”, afferma il quotidiano keniano The Standard.