Roma, 10 agosto 2026 – La Russia corteggia la Chiesa cattolica come mai dall’inizio del conflitto a tutto campo con l’Ucraina. Risultato, per la prima volta negli ultimi quattro anni, il segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati, l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, è atteso a Mosca attorno al 25 agosto. A seguire, a settembre, porte (di nuovo) aperte al cardinale Matteo Zuppi, inviato del Papa per le questioni umanitarie legate alla guerra nell’Est Europa.
In attesa di conferme dalla Terza loggia del Palazzo apostolico, in queste ore colpisce l’attivismo del Cremlino sull’asse con il Vaticano. Alla Tass, l’agenzia di stampa russa, che ha diffuso l’indiscrezione sulla prima visita a Mosca di un così alto funzionario vaticano da quando è iniziata l’occupazione dell’Ucraina, ha fatto seguito l’ambasciatore russo presso la Santa Sede, che, intervistato dal network cattolico Ewtn, ha parlato dei lavori in corso per ospitare Gallagher e ha anticipato la missione di Zuppi.
Perché il Cremlino ha bisogno della Chiesa
Il Cremlino dimostra di aver bisogno della Chiesa e con questo il patriarcato di Mosca che, favorendo i contatti fra il potere temporale e la sede apostolica, insegue la normalizzazione dei rapporti ecumenici. Capire quali siano i piani e le ambizioni di Vladimir Putin è come sempre un mistero, ma in questo caso, complice anche la massiccia controffensiva ucraina in Russia, non mancano i margini d’interpretazione.












