Washington sta cercando di contenere l’escalation a Gaza, mantenendo al tempo stesso in riserva la pressione militare sull’Iran. Ma sotto la superficie delle manovre diplomatiche, la geografia della sicurezza regionale sta cambiando: Golfo Persico, Mar Rosso e Mediterraneo orientale sono sempre più connessi all’interno di un unico teatro strategico, spiega Giuseppe Dentice, analista dell’Osmed
Il Medio Oriente sta attraversando una fase di apparente de-escalation, ma non necessariamente di stabilizzazione. Washington sta cercando di gestire contemporaneamente due dei fronti più rilevanti della regione. A Gaza, l’amministrazione Trump prova a mantenere aperto un percorso verso il disarmo di Hamas e il ritiro israeliano, nonostante le divergenze con il primo ministro Benjamin Netanyahu su modalità e tempistiche. Con l’Iran, il presidente Donald Trump segnala invece di essere disposto, almeno per ora, a evitare di riprendere le operazioni militari su larga scala, accettando i risultati di ciò che sta chiamando “un semi-negoziato” – ossia costruire un ritorno alla stabilità per il flusso commerciale lungo il chokepoint di Hormuz, consapevole che questo comporti l’esclusione del dossier nucleare iraniano dalle trattative.









