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Matteo Sorio

Atletica, la veronese icona del salto in alto: «Perdo un amico e una persona speciale, con cui era bello anche stare a tavola. La sua gentilezza mi mancherà»

La morte di Livio Berruti riporta Sara Simeoni — la Signora del salto in alto, oro olimpico a Mosca 26 anni fa, lei che risponde al telefono dalla sua Rivoli Veronese — a quel 3 settembre 1960, quando l'Italia guardava in tv i Giochi di Roma e Berruti si lanciava verso l'oro dei 200 metri, davanti ai grandi sprinter neri americani, rompendo un dominio che durava dal 1932.

Simeoni, quando Berruti trionfò a Roma lei aveva sette anni, cosa ricorda?«Furono immagini che accendevano la fantasia. Non si sapeva nemmeno cosa fosse l'atletica, pareva un mondo per pochi intimi. Ho tanti flash: Berruti che vince con quella sua corsa decontratta ed elegantissima, la premiazione, le colombe in cielo. Il tutto trasmesso da quella televisione che era arrivata da poco in Italia. Veniva da dire: vorrei provarci anch'io. O quantomeno la mente correva, il pensiero volava: per anni mi sono fatta fantasie sull'Olimpo, sulla figura degli dei, e fu merito di quell'evento».