Si è fermato all’età di 87 anni, Livio Berruti, il leggendario oro olimpico dei 200 metri a Roma 1960. È il campione che incantò il mondo con i suoi occhiali da sole, superando i grandi velocisti americani con la sua falcata inconfondibile. Ma è anche l’incarnazione di un’atletica fatta di stile, intelligenza e semplicità tutta torinese.
La notizia della sua scomparsa scuote la città: il legame con Torino affonda le radici nella giovinezza. Nato nel Vercellese a Stroppiana — dove era cresciuto dai nonni fino al 1950 — si era poi stabilito sotto la Mole, in via Saccarelli, quartiere San Donato.
«Torino e l’Italia perdono un grande campione, capace di incarnare profondamente i valori olimpici e sportivi — commenta il sindaco Stefano Lo Russo — Fu tra i protagonisti più attivi quando la fiaccola olimpica si accese nella nostra città, nel 2006, ricordandoci che le Olimpiadi sono un momento di sport ma anche un potente messaggio di fratellanza e di pace in tutto il mondo».
Figlio di un perito chimico — che dirigeva una sezione dell’Arsenale militare di Torino — crebbe tra i banchi del liceo classico Cavour, imparando proprio dal tessuto cittadino torinese a coltivare quella «voglia spasmodica di andare oltre i limiti».











