La latitanza di Salvatore Drago Ferrante è terminata a Bovalino, nella Locride. L’uomo, originario di Palermo, era evaso lo scorso 17 luglio 2026, quando non aveva fatto rientro alla Casa di reclusione di Asti al termine di un permesso concesso per svolgere attività di volontariato.

Drago Ferrante aveva già trascorso 34 anni in carcere e stava scontando una condanna a 21 anni di reclusione per associazione di tipo mafioso e traffico illecito di stupefacenti. Dopo il mancato rientro, le Procure generali di Palermo e Torino avevano emesso un nuovo ordine di carcerazione relativo alla pena ancora da espiare, quantificata in 3 anni, 9 mesi e 15 giorni, con la contestuale revoca del regime di semilibertà.

Dalla pista siciliana alla Calabria

Le prime ricerche si erano concentrate su Bagheria, nel Palermitano, città d’origine dell’uomo. Gli investigatori della Squadra Mobile di Asti hanno passato al setaccio informazioni, fascicoli, colloqui e precedenti contatti riconducibili al suo ambiente, arrivando però a escludere progressivamente l’ipotesi di un ritorno in Sicilia.

L’attenzione si è quindi spostata verso la Calabria, in particolare nell’area di Reggio Calabria. La collaborazione con la Squadra Mobile di Palermo ha contribuito a restringere il campo delle ricerche, mentre gli investigatori hanno considerato anche la posizione strategica del territorio calabrese rispetto ai collegamenti con la Sicilia.