Matteo Renzi ha rimesso in moto il proprio cantiere, ha fissato la prossima Leopolda a Firenze dal 2 al 4 ottobre e insiste su un punto che considera decisivo per le future politiche del 2027: nel centrosinistra, senza una gamba centrista e riformista, la partita con la destra rischia di essere persa in partenza. È dentro questa cornice che prende forma la tentazione raccontata dal Foglio: se non dovesse emergere un candidato credibile dell’area moderata per le primarie della coalizione, l’ex premier potrebbe anche valutare una discesa in campo in prima persona.

La mossa, semmai si concretizzasse, sarebbe il riflesso di una difficoltà più ampia: il campo largo continua a cercare un equilibrio tra la leadership di Elly Schlein, il peso di Giuseppe Conte, la domanda di unità e il bisogno, rivendicato da Renzi e da altri interlocutori centristi, di non ridurre la coalizione a una somma di sigle di sinistra. In altre parole, la questione delle primarie non riguarda solo chi guida la coalizione, ma quale profilo politico essa intenda presentare al paese.

La Leopolda come snodo, non solo come rituale

Renzi ha scelto di dare alla prossima Leopolda un titolo fortemente simbolico: Itaca. È un’immagine che serve a tenere insieme più livelli: il racconto di sé, il rilancio di Italia Viva, la pretesa di parlare a un’area riformista dispersa e la possibilità di influire sugli assetti dell’opposizione.