Aldo Torchiaro
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Per ora è solo un’ipotesi. Ma nel centrosinistra le ipotesi hanno un curioso talento: riescono a dividere ancora prima di diventare realtà. Le primarie, se si faranno, partiranno solo dopo l’estate. «Non vedo alternative», dice Dario Franceschini. Traduzione: non c’è un’altra strada, anche se nessuno sa bene dove porti. La tabella di marcia che circola in Transatlantico prevede programma comune entro ottobre e primarie tra dicembre e gennaio. Una corsa contro il tempo per evitare il replay del 2022, quando il centrosinistra si presentò diviso e consegnò a Giorgia Meloni una vittoria senza affanni.
Primare: turno unico o doppio turno
Peccato che, prima ancora di scegliere il candidato, il campo progressista debba mettersi d’accordo perfino sulle regole: turno unico o doppio turno? Domanda tecnica, certo. Ma in un’alleanza che litiga sulla geopolitica, perfino il regolamento rischia di diventare un caso internazionale. Per capire il clima basta ascoltare Stefano Bonaccini. Il presidente del Pd liquida senza complimenti l’etichetta di «campo Lavrov» coniata da Pina Picierno: «È offensiva». Poi affonda il colpo sulle eurodeputate – Picierno stessa e Elisabetta Gualmini – che hanno lasciato il Pd: chi cambia partito, dice, dovrebbe dimettersi e lasciare il seggio. Un invito che non trova riscontro nei regolamenti né in alcuna prassi. A rispondergli per le rime è Carlo Calenda. La replica del leader di Azione arriva puntuale e senza filtri: «A Biondo, datti una calmata. Noi sappiamo con chi stiamo: Europa, Ucraina e Occidente. Tu con gli amici di Putin. Il resto è fuffa».













