Il cappello tirolese, la borsa frigo e il calzino nel portaombrelli: la fantasia dei pusher non ha limiti. Nel tentativo di eludere i controlli delle forze dell'ordine, fanno spesso ricorso a stratagemmi bizzarri, travestimenti e nascondigli impensabili. Eppure, a frenare questa fervida inventiva ci pensano il fiuto e la meticolosità investigativa. Ne è dimostrazione una serie di recenti operazioni condotte dai carabinieri del comando provinciale di Torino, che tra l'Alto e il Basso Canavese, la prima cintura e la collina metropolitana, hanno smantellato traffici illeciti scoprendo modalità di occultamento davvero singolari.
Sulla collina torinese, tra Chieri e Pino, a tradire un automobilista è stato un dettaglio estetico difficilmente passabile in ossequio alla discrezione: un vistoso cappello da donna in perfetto stile tirolese calzato dal conducente di un crossover. L’insolito copricapo, unito a una brusca e sospetta manovra lungo corso Chieri, ha attirato l'attenzione di una pattuglia della sezione Radiomobile di Chieri. Fermata l'auto, i militari si sono trovati di fronte a due uomini visibilmente agitati: il guidatore, un nordafricano già gravato da un regime di detenzione domiciliare, e un passeggero centrafricano. L’approfondimento del controllo ha fatto svanire ogni ironia sul copricapo: all’interno, custoditi dentro una comune borsa frigo, i carabinieri hanno trovato 2,3 chili di cocaina purissima, 4.200 euro in contanti e un'accetta. Per i due è scattato l'arresto immediato.









