BOLZANO. L'attenzione di una impiegata, l'intuito, il non girarsi dall'altra parte. È nata così la maxi inchiesta sulle certificazioni linguistiche false oppure ottenute illecitamente. I primi quaranta indagati annunciati a metà aprile insieme all'arresto di Liborio Sirchia, ex guardia giurata, accusato di avere procurato i documenti contraffatti a medici, infermieri, studenti, vigili urbani e insegnanti. È iniziato da lì il lavoro di scavo, sfociato nella seconda tranche emersa pochi giorni fa: 1.700 indagati, tre scuole di lingua perquisite a Roma e Caserta. Un sistema, quello delle certificazioni, messo in crisi dall'illegalità.

«Lingue ufficiali e diritti civili», si chiama così l'ufficio provinciale da cui è partita la prima segnalazione, l'alert che qualcosa non andava. «Merito di una collega», conferma Karin Ranzi, la direttrice dell'ufficio. Si è aperto così il filone delle falsificazioni materiali, che vede l'inchiesta penale seguita dalla Procura con il sostegno della Guardia di finanza. Karin Ranzi è anche direttrice sostituta della ripartizione Presidenza. Arno Kompatscher nelle scorse settimane l'ha chiamata per partecipare al gruppo di lavoro interno incaricato di elaborare le proposte per migliorare il sistema della certificazione linguistica, conservando il principio del bilinguismo nei servizi pubblici (sanità in primis), ma aggiornandolo a un mercato del lavoro globalizzato. Che ha portato alle distorsioni delle certificazioni false.