“Figlia, ti vorrei casalinga e scrittrice“ è la speranza iscritta su una ceramica di Andrea Parini, una delle opere della Collezione Cavallini Sgarbi. Ritrae una bambina abbandonata al sonno, la figlia dello scultore, adagiata su un cuscino, con calamaio, ago e filo. Non è in questa mostra, dedicata alle donne, essendo Onorina, questo il nome dell’infante, non donna ma ancora bambina. Così, credo, sperasse mio padre, ahimè, in parte, deluso.
Nella mia famiglia, e in particolare per me, quell’ardito accostamento (casalinga e scrittrice) mai avrebbe potuto assumere una venatura patriarcale, perché la presenza di mia madre lo avrebbe impedito. Lei sovvertiva regole e riti. Peraltro, la casa di cui quella figlia avrebbe dovuto, nei desideri del genitore, essere custode (e lo diverrà in fondo solo molti anni dopo, custode e difensore), non è mai stata solo una casa. Mia madre, infatti, complice mio fratello prima, me poi, ha reso la casa di Ro Ferrarese – paese remoto sotto l’argine del Po, nella provincia di Ferrara – il centro di un mondo complesso, via vai di personalità che hanno segnato la cultura italiana, e non solo, dagli anni settanta sino ai giorni nostri: da Giorgio Bassani (sodale dello zio Bruno, compagno di partite a tennis di mio padre), Valerio Zurlini, Alberto Moravia, Federico Zeri, Paulo Coelho, Umberto Eco e molti, moltissimi altri.








