Arte. 13 agosto 2026 alle 00:23Il catalogo della mostra in corso al Padiglione Tavolara a Sassari

Nessun pittore italiano della seconda metà del Novecento è riuscito come Liliana Cano a raccontare con tale bellezza l'uomo e – soprattutto – la donna, i corpi e i gesti, il sacro e il profano delle feste, il mito e la realtà osservata, e con un impatto visivo altrettanto immediato. Per l'uso dei colori accesi come referenti emotivi, primo fra tutti il prediletto rosso. Mentre il sistema dell'arte attribuiva crescente attenzione e prestigio all'astrazione e alle pratiche concettuali, Liliana Cano rimaneva fedele alla pittura figurativa. «Ma è un figurativo moderno di matrice antropologica», specifica Davide Mariani, curatore sia della mostra al Padiglione Tavolara di Sassari sia del catalogo. Titolo identico per entrambi: “Liliana Cano. Il fuoco dentro”. Il riferimento è alle fiamme della passione per la pittura, dell'incontenibile energia creativa che l'ha portata a dipingere quasi sino alla morte, avvenuta nel 2021, a 96 anni.

Il catalogo

Presentato ieri sera a un mese dall'apertura della mostra, il catalogo contribuisce a fornire ulteriori dettagli sulla vita e la carriera dell'artista goriziana trapiantata a Sassari dal 1945 e scomparsa nel 2021.Il volume (SilvanaEditoriale) va oltre la riproposizione del centinaio di opere (comprese foto d'epoca) realizzate in 70 anni che fanno parte della mostra a ingresso gratuito. «La nuova monografia – spiega Mariani – raccoglie i risultati delle iniziative intraprese due anni fa con l'Archivio Liliana Cano e restituisce la vicenda dell’artista nella complessità del suo lavoro. Il saggio colloca la sua opera nel contesto storico in cui si è sviluppata e la rilegge alla luce delle più recenti riflessioni su arte e genere. Il quadro interpretativo comprende anche il rapporto tra centri e periferie e i processi di revisione del canone artistico. La specificità della sua pittura è fondata sull’osservazione delle forme concrete dell’esistenza e sul rapporto tra individuo e comunità. Questa prospettiva permette di riconoscere con maggiore chiarezza la posizione autonoma occupata da Liliana Cano nell’arte del secondo Novecento».