Nel 2010, Livio Berruti scelse l'ANSA per pubblicare un articolo firmato in occasione delle celebrazioni dei 50 anni dai Giochi olimpici di Roma 1960, in cui il velocista piemontese vinse una storica medaglia d'oro nei 200 metri. Di seguito pubblichiamo il testo scritto in quell'occasione dal campione.

L'articolo firmato Livio Berruti"Era il 1960: altri tempi, altro sport. Un'epoca fatta di romantici ingenui con la voglia di emergere, di competere, di tentare la grande sfida. Ma la vittoria, la gara, lo sprint che si consumava in soltanto pochi secondi, non era il momento conclusivo delle nostre vite ma una tappa di un'esistenza piena e fatta di tante cose. Ci sentivamo più puri, fieri di esserlo, avevamo il cuore pulito. Adesso tutto è cambiato, non in meglio purtroppo: il mondo sportivo ha ceduto alla massificazione selvaggia, a una forma di industrializzazione spietata che ha scelto il denaro come suo triste caposaldo. Noi avevamo un approccio dilettantesco se essere dilettanti significa mostrarci semplici, voler essere liberi di rivendicare la propria identità senza l'asfissiante ansia del risultato a tutti i costi. Oggi, se non vinci, se non sei sempre sulla vetta, senza una telecamera che ti riprende o un riflettore sotto il quale esibirti come un burattino, non sei niente. Gli sponsor prevalgono, le logiche di mercato regnano incontrastate: se non arrivi al top, ti buttano via come un oggetto usurato: è la logica 'usa e getta' dello sport contemporaneo.