Aveva definito i Giochi di Roma '60 "un'apoteosi di umanità, di gioia e di amicizie". Le ricordava sempre con il sorriso Livio Berruti quelle Olimpiadi che lo consegnarono alla storia: e ora tutto il mondo dello sport e l'intero Paese piange quell'atleta che sulla pista dello stadio capitolino scrisse una pagina inedita. C'è un prima e un dopo Berruti per l'atletica italiana, che poi avrebbe incensato altri miti come Pietro Mennea o Sara Simeoni: intanto gli eredi del grande velocista torinese sono a Birmingham per gli Europei. E la notizia della sua morte, arrivata a 87 anni in una clinica torinese, ha toccato tutti.
Livio Berruti, campione olimpico a Roma 1960
"Sono profondamente addolorato, Berruti, italiano, per la prima volta ha battuto i campioni americani - l'omaggio dell'olimpionico dei 100 Marcell Jacobs -. E mi riconosco molto nella sua affascinante falcata da 'angelo'. La leggerezza di Berruti è un modello per noi velocisti. Dice quanto è bella la nostra specialità e quanta emozione ha potuto trasmettere a milioni di italiani e non solo. Mi inchino al ricordo della sua grande impresa. Correrò per lui, a Birmingham". E chiede di ricordarlo in gara a Birmingham con un segno di lutto il presidente della Fidal, Stefano Mei: "Se ne va un pezzo della storia più bella e più emozionante dell'atletica italiana. Quando pensiamo a Livio il primo ricordo è Roma 1960. Lo Stadio Olimpico, il pubblico italiano, quella corsa diventata eterna. Ho chiesto alla European Athletics che la Nazionale italiana possa gareggiare con un segno di lutto sulla maglia nella prima giornata di competizioni". "Nessuno di noi dimenticherà mai la sua vittoria a Roma 1960.










