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Giovedì in Venezuela c’è stato un incontro tra il regime e alcuni rappresentanti dell’opposizione, raccontato da entrambe le parti con un certo ottimismo come l’inizio della transizione democratica. È avvenuto su impulso degli Stati Uniti che, oltre a gestire il petrolio venezuelano, danno ordini al governo da quando, a gennaio, hanno deposto l’ex presidente Nicolás Maduro con un’operazione militare e l’hanno sostituito con l’attuale presidente ad interim Delcy Rodríguez. Se non fosse per le pressioni degli Stati Uniti, il regime si sarebbe risparmiato sia l’incontro sia alcune concessioni fatte all’opposizione.

C’è una grossa avvertenza: non hanno partecipato né María Corina Machado, la principale leader dell’opposizione venezuelana a cui gli Stati Uniti hanno ripetutamente impedito di tornare in patria, né esponenti del suo partito Vente Venezuela. Machado non era stata consultata sui colloqui, ma ha detto che non li ostacolerà e li valuterà sulla base dei risultati. È un’apertura importante, tanto più perché Machado a fine maggio aveva presentato un proprio piano per la transizione, intestandosi la guida di ogni eventuale negoziato con il regime.

Gli Stati Uniti però avevano altri programmi.