Conclusa la prima tappa del dialogo tra l’opposizione venezuelano e il regime chavista, dopo l’arresto dell’ex leader Nicolas Maduro. Cosa hanno concordato, chi critica i negoziati e come hanno contribuito gli Usa nel processo
Ci riprovano, ancora una volta, opposizione e regime a trovare un accordo per la stabilità politica del Venezuela. Questa volta sotto lo sguardo vigile degli Stati Uniti. Ieri si è conclusa la prima fase del nuovo processo di dialogo conciliatore e tutte le parti coinvolte hanno concordato la necessaria riforma del Tribunale Supremo di Giustizia, fino ad oggi ai servizi della dittatura chavista.
Dopo una settimana di negoziati, organizzati in cinque sessioni plenarie e cinque incontri tra le commissioni tecniche, entrambe le parti hanno deciso che per il benessere del Paese bisogna “attivare un nuovo processo di postulazione per il rinnovo e la nomina di tutti i magistrati del Tribunale Supremo di Giustizia”, ha spiegato la leader della delegazione dell’opposizione, Dinorah Figuera.
Successivamente, si spera in un rinnovo e allargamento del comitato delle istanze giudiziarie, così come la formazione di un nuovo consiglio di revisione dei requisiti e delle credenziali per valutare in modo rigoroso e trasparente i candidati del Tribunale Supremo di Giustizia, nel rispetto di quanto stabilito dalla Costituzione e dalla legge. Figuera ha anche proposto una nuova riforma della legge della giustizia.













