A pochi giorni dall’intervento di Bignami contro Scalfaro, mi scrive in privato un militante democristiano, non ne faccio il nome perché mi ha scritto, appunto, in privato. Egli però pone una questione che merita di essere riflettuta pubblicamente. Intanto riassumiamo l’intervento di Bignami, che è il capogruppo di Fratelli d’Italia, dunque il partito di maggioranza, che esprime il capo del governo: in pratica il partito che occupa lo spazio elettorale e di potere un tempo appannaggio della Dc.
Bignami era stato accusato dalla sinistra di ostacolare le indagini sul caso Delmastro, e dunque su settori di criminalità organizzate sospettate di aver avuto rapporti col sottosegretario (circostanza tutta ancora da dimostrare, compreso il profilo criminale dei presunti soci di Delmastro). Ma non è questo il tema. Nel suo intervento in aula, il Presidente Bignami ha detto che nel 1992 il Msi sostenne per il Quirinale Borsellino, la sinistra invece Scalfaro,che ‘liberò trecento mafiosi dal carcere duro’.
Ne è scaturita una polemica, e persino un’indagine della Camera sulle parole di Bignami, che per alcuni integrano il reato di vilipendio del Capo dello Stato.
Non sono l’avvocato di Bignami, anche perché lui è avvocato, e io no. Mi sembra tuttavia improbabile che le sue parole siano inquadrabili come vilipendio, reato a misura del Capo dello Stato in carica, non di quello di trent’anni fa, verso il quale può esserci al massimo un giudizio storico.










