Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiDa anni le piccole imprese denunciano un irrigidimento del rapporto con il sistema bancario. Le regole prudenziali introdotte dopo la crisi finanziaria, l’aumento degli obblighi patrimoniali per gli istituti di credito, l’attenzione crescente alla qualità del portafoglio prestiti e, più recentemente, i criteri Esg, hanno modificato profondamente il modo di fare banca. La relazione personale tra direttore di filiale e imprenditore, che per decenni aveva rappresentato il principale canale di accesso al credito delle Pmi italiane, ha lasciato il posto a modelli di valutazione sempre più standardizzati, fondati su rating, algoritmi e indicatori quantitativi. Ma se un imprenditore è costretto a mettere il capannone, il laboratorio o la propria casa a garanzia per ottenere liquidità corrente o per rinegoziare esposizioni già esistenti, significa che si è creata una profonda rottura nel meccanismo di valutazione del merito creditizio.

L’ultimo Rapporto dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate evidenzia come nel 2025 il credito bancario garantito da ipoteca, destinato a finalità extra-immobiliari, ovvero erogato per generare liquidità operativa o ristrutturare l’esposizione debitoria residua, abbia registrato un incremento del 35% rispetto all’anno precedente.