Il comunicato della FIFA in difesa di Infantino appare come un atto dovuto, formale e sterile. Tra privatizzazione dei Mondiali e crisi di consenso, lo scenario per le elezioni 2027 sembra segnato: la successione al vertice è già aperta.

Nel tentativo di arginare la crescente pressione mediatica e politica attorno alla figura del proprio Presidente, la FIFA ha diramato una nota ufficiale destinata, nelle intenzioni dell'organo di Zurigo, a disinnescare le polemiche e a fare scudo attorno a Gianni Infantino. Tuttavia, a un'analisi disincantata delle dinamiche di potere nel calcio globale, il comunicato ha tutto il sapore di un atto dovuto: una mossa difensiva, burocratica e formale, incapace di bonificare un contesto politico ormai irrimediabilmente compromesso.

Acque torbide nella FIFA: dalla privatizzazione dei Mondiali al fantasma di Sepp Blatter Per comprendere la portata istituzionale di questa fase occorre ricostruire la sequenza di eventi che ha portato Infantino a isolarsi progressivamente. Il detonatore primario è stata la controversa proposta di privatizzazione parziale dei Mondiali attraverso veicoli finanziari esterni, mossa che ha riaperto le ferite mai del tutto rimarginate sui tentativi sottotraccia di spingere format assimilabili a una Superlega mondiale sotto l'egida FIFA. A questo si sono aggiunti scossoni sul piano dell'immagine e della tenuta interna: dalle dimissioni in serie di consiglieri storici alle vicende personali rilanciate dalla stampa internazionale, fino all'indebolimento del blocco di consenso fra le federazioni alleate, dove le percentuali di appoggio d'ufficio sono scese ai minimi storici. Neppure le recenti manovre geopolitiche, compresa la presunta rassicurazione offerta al Marocco di assegnare la finale del Mondiale 2030 a Rabat per ricucire i rapporti con il blocco africano, sono bastate a placare il fronte del dissenso. Dalla FIFPro a figure simbolo come Luís Figo, le richieste di dimissioni o di un allontanamento immediato si sono moltiplicate. Il paradosso tragico per l'attuale dirigenza è il riaffiorare di dinamiche storiche che si pensavano archiviate: l'ombra della gestione di Sepp Blatter, di cui Infantino fu successore nel segno del rinnovamento, torna oggi a proiettarsi sull'attuale governance, accusata degli stessi accentramenti di potere e dell'identica deriva verticistica.