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Aldo Cazzullo

L'ex capitano del Milan e della Nazionale: «Io intransigente? Se significa difendere il proprio ruolo allora sì. Pirlo fatto fuori con un pretesto. Così avrei rifondato il calcio italiano»

Paolo Maldini, non solo per il Milan ma per tutto lo sport sono giorni segnati dalla scomparsa di Franco Baresi. Lei cosa prova?«Oltre a una profonda tristezza, ho rivisto gli ultimi quarant’anni della sua vita. Venticinque li ho passati con lui. Non è stata soltanto un’amicizia. Quando giochi al fianco di una persona, stai con lei i giorni e le notti, ti diverti insieme, soffri insieme, vinci insieme, ti leghi in modo indissolubile. Franco Baresi per me è stato un esempio di leadership perfetto per il mio carattere, che allora più di adesso era introverso, chiuso. Lui mi mostrava come volevo essere: poche parole, tanti fatti».

Ecco: il suo carattere. Anche in questi giorni lo si è detto: Maldini è bravo, per carità, 902 presenze con il Milan, sette scudetti, cinque Champions, 126 presenze in Nazionale di cui 74 da capitano. Però ha un carattere impossibile. «Non lo so. Sono gli altri a giudicarmi; e non si può piacere a tutti. Io tengo a fare le cose per bene. E tengo a dire le cose chiaramente. Le persone che hanno lavorato con me, i miei compagni di squadra, i colleghi di cinque anni al Milan da dirigente, mi conoscono bene. Se un uomo che cerca di far valere il proprio ruolo e di difendere le proprie mansioni è intransigente, io sono intransigente. Se una persona che si prende le proprie responsabilità, che cerca di vincere e di accettare le sconfitte è intransigente, allora io sono intransigente. Però ho una fortuna, che mi viene dai miei 25 anni di carriera».