ROVERETO. Da diversi giorni il telefono del dottor Fulvio Spagnolli non smette di squillare. Questa volta, però, non sono emergenze, ma saluti emozionati ed accorati dei pazienti più affezionati. Con la fine di luglio, infatti, si sono chiuse per l'ultima volta le porte del suo ambulatorio di via Bezzi.

Per la comunità di Rovereto, Isera e dell'intera Vallagarina, il pensionamento del dottor Spagnolli segna il termine di una lunga era di medicina al servizio della gente. Classe 1955, Spagnolli intraprese il percorso universitario a Padova, per poi laurearsi a Verona nel 1983. Al termine degli studi rispose alla leva, svolgendo il servizio nell'ospedale militare di Bolzano.

Al suo rientro scelse un tirocinio di sei mesi al Santa Chiara di Trento, con lo storico primario Renato Miori, e successivamente giunsero le prime annate sul campo. Prima nel ruolo di guardia medica a Tonadico e San Martino di Castrozza, poi quattro anni tra Folgaria, Lavarone e le varie frazioni. Un'esperienza a tutto tondo, sull'Alpe Cimbra, che gli affidò persino delle responsabilità di sorveglianza in ambito igienico-sanitario.

Nel mezzo pure una parentesi in Val di Cembra, a Sover, per una sostituzione. «In un'epoca senza cellulari che pare ormai molto lontana, dove in caso di emergenza fuori orario si doveva correre alla cabina telefonica oppure bussare alla vicina di casa - racconta Spagnolli -, sono state esperienze importanti e formative del mio percorso, a stretto contatto con la gente del posto e turisti da tutta Italia». Il ritorno definitivo in terra lagarina avvenne nel 1992, con l'apertura dei primi ambulatori tra Rovereto, Isera e Marano.