Quando muore un carissimo collega — uno di quelli che ti ha insegnato il mestiere senza salire in cattedra ma con il lavoro quotidiano, fianco a fianco — un pezzo di te se ne va. Figuriamoci se quel collega è il tuo “compagno di banco”, come si definiva Simone Fortuna in redazione, dicendo molto di sé e del suo approccio al giornalismo. Colonna portante delle pagine fiorentine di Repubblica fin dalla nascita, voluta da Scalfari nell’ottobre del 1988, non c’è più. Se n’è andato via nel pomeriggio, all’ospedale di Santa Maria Nuova (lo si potrà salutare all’Ofisa di viale Milton), a 68 anni, Simone, che tanti giornalisti un tempo giovani, nei loro primi passi in questo lavoro cambiato forse in modo troppo precipitoso per lui (era in pensione dal 2016), hanno riconosciuto come un maestro. Poi, un fratello maggiore, con cui confrontarti anche in modo brusco, perché Simone alla fine questo diventava per chi lavorava a stretto contatto con lui: una persona a cui parlare con franchezza quando le vedute erano diverse, tanto sai che non c’è gerarchia che tenga, tanto sai che sarà una discussione da pari a pari.

Gli anni alla Nazione

Per chi seguiva il rock negli anni Ottanta, Simone Fortuna è stato una specie di mito. Perché, nel pieno della new wave in quella Firenze che non sembrava Firenze — e che Simone visse dal di dentro, nel cuore del fermento musicale, teatrale, artistico, ma anche nella sua “dolce vita” tra club e feste — sulle pagine de La Nazione lui sapeva inquadrare il fenomeno con l’eccitazione di chi lo stava sperimentando sulla pelle, senza però mancare di senso critico. Gli anni Ottanta Simone li ha attraversati quasi tutti in viale Giovane Italia ma anche inviato in Stati Uniti e Giappone, inseguendo Michael Jackson, David Bowie, Madonna nel suo primo tour italiano, e poi gli U2, Lou Reed e tanti altri. Sotto l’ala di Laura Griffo, che poi sarebbe passata anche lei a firmare articoli per Repubblica Firenze, dette un forte contributo alle pagine culturali della Nazione. Dove ebbe anche lui un maestro: Claudio Carabba, che nascose mai la stima professionale — e non solo — per Simone Fortuna.