Maestro di giornalismo, penna d'oro alla carriera, “Ambasciatore” insignito nella Hall of Fame del Museo Fiorentina e tanto altro. Se ne va a 97 anni compiuti da poco Raffaello Paloscia, decano del giornalismo sportivo e punto di riferimento per moltissimi colleghi. Ha vissuto gran parte della propria carriera alla Nazione diventando presto responsabile capo di una redazione sportiva composta da altri maestri del mestiere come Sandro Picchi e Giampiero Masieri. Si è spento dopo una breve malattia circondato dall’affetto dei suoi familiari, tra cui il figlio Fulvio nostro collega a Repubblica a cui va l’abbraccio di tutta la redazione.

La passione per lo sport e per il calcio lo ha portato ad una carriera di grande successo iniziata nel Corriere dello Sport prima di passare nell'agosto del 1950 alla Nazione. Lavoratore instancabile e parallelamente persona perbene benvoluta da tutti i colleghi, Raffaello, dopo essere stato firma importante della Nazione, passò alla direzione della parte sportiva date le capacità di comunicazione ed organizzazione: pur seguendo i principali eventi sportivi come Mondiali ed Olimpiadi. I suoi resoconti del Mondiale 1982 vinto dagli Azzurri di Bearzot, furono parte integrante del successo in merito alle copie vendute in quelle settimane, che sfondarono alcuni record di tiratura. Fu lui a cavalcare l'idea, e renderla possibile, del “giornalone” del lunedì della Nazione con risultati e classifiche delle partite del weekend che andavano dalla Serie A alle categorie inferiori e dilettantistiche, aumentando la mole di lavoro ma anche la soddisfazione di molti appassionati del pallone.