Altro che società della lagna e delle paure immaginarie, le statistiche sulla criminalità giovanile ci dicono che nell’ultimo anno circa il 40 per cento degli studenti, tra i 15 e i 19 anni, ha partecipato a zuffe o parapiglia secondo il recente rapporto Espad del Cnr. Le denunce che vedono protagonisti i minori stanno raggiungendo un livello record. Le risse sono aumentate del 93%, le rapine del 54%, le lesioni del 53% e anche le violenze sessuali vedono un buon incremento, il 29%. La violenza dei giovani è abitudinaria: il 12% dei ragazzi prende parte ad aggressioni di gruppo, quasi sempre dirette contro sconosciuti, e nel 5% dei casi chi dà vita alle zuffe e agli assalti riporta ferite talmente gravi da richiedere cure mediche. Con Massimo Ammaniti, 85 anni, psicoanalista esperto dell’età evolutiva e autore di molti saggi a riguardo, parliamo di quasi un milione di italiani sul fronte del bullismo e della malamovida, combattenti di una guerra paurosamente in aumento. Piccoli criminali crescono e siamo passati, quasi senza accorgercene, dalla società della rivolta giovanile a quella del malessere delle baby gang, del bullismo, del cyberbullismo, e delle aggressioni a scuola. Come è potuto accadere? «Il fenomeno è impressionante. I minori indagati a carico dei servizi sociali sono passati da 20. 263 del 2019 a 23. 862 del 2025. C’è stato un incremento del 15 per cento del disagio minorile. Nelle scazzottate poi c’è un aumento del 93 per cento dell’uso di coltelli e bastoni».
Massimo Ammaniti: “Giovani inconsapevoli fino a 20 anni. I social rendono più facile la violenza”
Lo psicoanalista: “Sport, attività e laboratori per dare attenzione e riconoscimento ai ragazzi”






