E' un muro contro muro quello che ormai separa la Spagna e l'Italia. Non un muro fisico tra i due Paesi, che non condividono un confine terrestre, ma una barriera fatta di controlli incrociati in porti e aeroporti ai danni di migliaia di viaggiatori, in vacanza e non. Dopo aver lanciato un ultimatum rimbalzato al mittente, Madrid ha deciso di rispondere pan per focaccia a Roma che, dopo la crisi di Ceuta, ha sospeso per un mese l'accordo di Schengen alle frontiere aeree e marittime con la Spagna. E così alla mezzanotte tra venerdì e sabato - e fino al 7 settembre - sono scattati i controlli per i passeggeri in arrivo nel Paese iberico dall'Italia.

La Farnesina ha rafforzato l'assistenza dei consolati e dei suoi uffici ai connazionali che dovessero riscontrare problemi in Spagna o in viaggio, anche se la situazione nei principali aeroporti spagnoli non sembra al momento aver subito gravi conseguenze né causato disagi ai 250 voli provenienti dall'Italia: i documenti sono stati verificati con fluidità a un campione tra il 5 e il 15% dei passeggeri direttamente allo sbarco dai voli.

La reciproca mossa, volta a controllare cittadini di Paesi terzi, rappresenta però una ferita profonda nell'unità dell'Europa, convinta che l'immigrazione illegale sia una "sfida comune da affrontare insieme" e non un terreno di battaglia tra capitali di colore politico diverso. "La fiducia tra gli Stati membri è la nostra risorsa più preziosa", ha ricordato il commissario Ue agli Affari Interni, Magnus Brunner, in una telefonata ai ministri dell'Interno spagnolo e italiano, Fernando Grande-Marlaska e Matteo Piantedosi. "Entrambi hanno confermato che i controlli alle frontiere interne sono temporanei" e "ho sottolineato i progressi compiuti nella lotta all'immigrazione clandestina", ha provato a stemperare l'austriaco. Bruxelles vuole infatti evitare la disgregazione dell'accordo di Schengen, puntando su maggiori controlli alle frontiere esterne, Ceuta compresa.