«Le attività commerciali di somministrazione di cibi e bevande sono totalmente liberalizzate, ho pertanto la preoccupazione che qualora il rinnovo della convenzione sia un diritto acquisito di Aliotto, il Comune non potrà andare oltre una moral suasion per riequilibrare l’offerta proposta. Anche per me o si torna a quanto conteneva originariamente la convenzione, ossia un albergo, oppure l’investimento (sulla somministrazione di bevande e alimenti, ndr) va respinto. Ma gli uffici mi assicurano che la controparte è titolata a chiedere il rinnovo della convenzione e che per questo si corrono rischi di natura erariale se dovessimo opporci». Queste parole proferite dal sindaco Pino Marchionna nella conferenza dei capigruppo di mercoledì sono state di fatto smentite nella commissione consiliare di ieri proprio dagli uffici comunali. Infatti, sia la dirigente all’Urbanistica Rosabianca Morleo, che il dirigente all’Avvocatura civica Mario Marino Guadalupi, che il capo di gabinetto Angelo Roma hanno spiegato che non si profila alcun rischio automatico di danno erariale qualora il consiglio comunale si dovesse esprimere contrariamente alla proposta di modifica della convenzione con Aliotto per il cambio di destinazione dell’area contermine il BrinPark al fine di realizzare non più una struttura ricettiva, come nelle intenzioni iniziali, ma un polo di attività della ristorazione. Il consiglio comunale, infatti, deve esprimersi solo valutando l’interesse pubblico o meno dell’investimento di Aliotto. Quindi il provvedimento del Tar che intima all’ente di pronunciarsi tramite il consiglio comunale, non indica affatto come debba farlo, tanto che secondo Roma l’assise cittadina può anche esprimersi per un «nì»; l’importante è che prenda una posizione.
Brindisi, vicenda Aliotto: si va verso il «no» al polo della ristorazione
Gli uffici comunali: «Non ci sono rischi di danno erariale». Il sindaco: ««Progetto positivo: nessuno può mettere il veto sullo sviluppo della città»






