Nella sua analisi pubblicata su Foreign Affairs l’esperto sostiene che il vero punto debole del sistema costruito da Vladimir Putin non sia il presente, ma la successione. L’assenza di un erede designato e il blocco del ricambio generazionale potrebbero aprire una fase di forte instabilità
La Russia di Vladimir Putin appare oggi più stabile che mai, ma proprio questa apparente solidità potrebbe nascondere la più grande vulnerabilità del sistema costruito dal presidente russo negli ultimi venticinque anni: l’assenza di un meccanismo credibile per la successione. È questa la tesi al centro dell’analisi pubblicata da Julian G. Waller su Foreign Affairs, secondo cui il Cremlino, nel momento dell’uscita di scena di Putin, rischia di affrontare una crisi politica ben più complessa di quanto suggerisca l’attuale equilibrio di potere.
Secondo l’autore, il problema non riguarda soltanto il futuro del settantatreenne presidente russo, ma anche quello dell’intera generazione di dirigenti che lo circonda. Nel corso degli anni Putin ha infatti costruito un sistema fortemente personalistico, mantenendo nelle posizioni chiave gli stessi uomini di fiducia e impedendo il naturale ricambio della classe dirigente. Il risultato è una gerontocrazia nella quale le principali istituzioni politiche e di sicurezza sono guidate da figure della stessa età del presidente, senza che emerga una nuova generazione pronta ad assumere il controllo dello Stato.









