Il gusto è a cavallo. Letteralmente parlando, o meglio assaporando in sella le eccellenze regionali fra prodotti, cibi e piatti tipici dell’Italia che “scalpita” in tutti i sensi. Chi ama cavalcare, organizzare qualche passeggiata o escursione in veste di fantino gourmet o programmare un’intera vacanza all’insegna del turismo equestre sa quanto è importante la “pausa del palato”. Ovvero la sosta più o meno lunga in cui potersi concedere il lusso di mangiare, anzi degustare qualcosa senza fretta, a diretto contatto con la natura, in piena armonia con il paesaggio. E in sintonia con l’esperienza che si sta vivendo insieme a quell’animale speciale con cui si instaura sempre un legame ugualmente speciale, unico.
Spesso si decide di fermarsi in agriturismi collegati a maneggi, in ristoranti e trattorie di campagna adiacenti ai circoli ippici o nelle club house di questi ultimi. I menu sono generalmente a chilometro zero, con proposte legate strettamente alla tradizione gastronomica locale. C’è poi la possibilità di portarsi dietro il pranzo al sacco con panini o taglieri di salumi e formaggi. Proprio come facevano un tempo i butteri, ovvero i leggendari pastori e mandriani a cavallo, il cui nome deriva dal greco boutóros che significa “pungolatore di buoi”.










