Il piccolo villaggio palestinese di Umm Al Khair è circondato dall’insediamento israeliano di Carmel. Tutto intorno bandiere con la stella di David. Oggi qui vivono circa 200 persone: ogni giorno per loro potrebbe essere l’ultimo.Il 28 luglio 2025, i coloni hanno cercato di aprire una strada per collegare il nuovo avamposto all'insediamento di Carmel. Quando gli abitanti del villaggio hanno cercato di fermarli, Yinon Levi, colono responsabile dei lavori, ha sparato ad Awdah Hathaleen, attivista non violento e punto di riferimento per tutto il villaggio. L’attivista è morto sul colpo, sulla stessa terra in cui anni prima era stato ucciso suo zio Suleiman.«Mio fratello stava filmando i bulldozer. Quando sono arrivato il corpo di Awdah era già a terra, c’era sangue ovunque», racconta Khalil Hathaleen.Da quando Awdah è stato ucciso, è stato emesso l'ordine finale di demolizione per tutta la comunità di Umm Al Khair. Nell'ultimo anno sette nuove case mobili hanno diviso in due il villaggio. I coloni hanno distrutto le tubature dell’acqua e i cavi elettrici, hanno chiuso la strada che permetteva ai bambini di raggiungere la scuola e tagliato più di 500 ulivi. «La violenza dei coloni è aumentata moltissimo. Nelle ultime settimane hanno attaccato persone, case e auto. Non permettono ai pastori palestinesi di uscire a pascolare. Uccidono gli animali, sparano ai serbatoi dell'acqua e alle pecore. Gli attacchi dei coloni sono diventati la normalità, le nostre giornate iniziano con l’arrivo dei coloni la mattina presto», conclude Khalil.Da settimane è in corso una escalation della violenza dei coloni in Cisgiordania, spesso scortati e supportati dall’esercito e dall’attuale coalizione di governo. In seguito all’incidente di venerdì 24 luglio che ha causato l’uccisione di due israeliani e quattro palestinesi in un villaggio nei pressi di Nablus, l’esercito israeliano ha lanciato un’ampia operazione militare nella regione. Intanto il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ordinato di accelerare il riconoscimento e la legalizzazione degli avamposti non ancora autorizzati in Cisgiordania. Questa decisione si inserisce chiaramente in una più ampia strategia di espansione: quanto successo quel venerdì, infatti, ha fornito il pretesto per giustificare e accelerare l'agenda dell'espansione coloniale israeliana.Eppure a Umm al Khair, tra le urla disperate della moglie e della madre di Awdah, hanno sfilato anche diversi parlamentari israeliani dell’opposizione di governo.Naama Lazmi, membro del partito HaDemokratim, la fazione politica di centrosinistra nata dalla fusione del Partito Laburista e di Meretz, è arrivata al mattino presto, ha visitato il villaggio e incontrato la moglie di Awdah. Lazmi è una delle figure di punta dell’opposizione che riunisce il campo sionista liberale e quello di centrosinistra, che già prima del 7 ottobre scendeva in piazza contro la riforma della giustizia.Più tardi arriverà anche Ofer Cassif, membro della Knesset per la coalizione di sinistra Hadash-Ta’al e noto per le sue posizioni antisioniste, la sua ferma opposizione all’occupazione dei territori palestinesi e le sue critiche alle azioni militari di Israele nella Striscia di Gaza. Cassif attende l’inizio della commemorazione insieme ai palestinesi. Poco dopo l’esercito farà irruzione nel villaggio e Cassif verrà scaraventato a terra dai soldati restituendo un’immagine plastica di quello che è oggi Israele: i soldati non riconoscono il parlamentare, pensano forse sia un attivista o un palestinese e abusano del proprio potere anche con lui, violando di fatto l’immunità parlamentare di cui Cassif gode. Solo dopo qualcuno comunicherà a quel soldato, poco più che diciottenne, che Cassif è un parlamentare della Knesset.Sulla Cisgiordania e sul sangue dei palestinesi, si gioca oggi la partita elettorale più importante della storia di Israele. L’estrema destra religiosa punta all’annessione della Cisgiordania e alla colonizzazione di Gaza. La sinistra liberale e quella radicale, attualmente all’opposizione, vogliono, seppur per motivi differenti, fermare l'estremismo dei coloni. Ma entrambi gli schieramenti vedono in questo pezzo di terra e nel sangue di cui è macchiata il punto cardine sul quale ruota la propria campagna elettorale.«La destra ha capito di essere vicina a perdere queste elezioni e sta cercando di fare il maggior numero di mosse possibili prima di venire cacciata. La domanda è fino a dove si spingeranno, e questo lo vedremo nelle prossime settimane», commenta Andrey Ilyich Khrzhanovskiy, noto online come Andrey X, giornalista e attivista russo-israeliano che da anni documenta la violenza dei coloni. «In questo momento l’estrema destra controlla tutte le posizioni principali al governo. Smotrich è il Governatore de facto della Cisgiordania e vede nella pulizia etnica della regione la missione della sua vita. Se nel ruolo di Ministro delle Finanze e Governatore della Cisgiordania ci fosse una persona meno squilibrata, ci sarebbero meno fondi a disposizione dei coloni», conclude.Il controllo israeliano sulla Cisgiordania, occupata militarmente secondo il diritto internazionale, era prima gestito dall'Amministrazione Civile, un organo che rispondeva direttamente alla catena di comando dell'Esercito e al Ministero della Difesa. Ma l'attuale governo israeliano ha radicalmente modificato questo meccanismo, trasferendo competenze, poteri e autorità dall'esercito alla sfera politica e civile.Una legge del giugno 2023, infatti, ha sottratto la facoltà di autorizzare nuovi insediamenti al Gabinetto del primo ministro, attribuendola quasi interamente al ministro delle finanze Bezalel Smotrich. Ha conferito allo stesso un incarico subordinato all'interno del Ministero della Difesa, con la responsabilità sull'Amministrazione degli insediamenti e sui poteri civili in Cisgiordania. Tale decisione comporta che gli insediamenti proseguano indisturbati su ordine del solo ministro Smotrich, leader del Partito Sionista Religioso. A questo si somma che, sempre nel 2023, è stata abrogata la “Legge sul disimpegno” dalla Striscia di Gaza, voluta nel 2005 dall’allora premier Ariel Sharon, che ordinava il ritiro delle truppe di Tsahal e dei coloni dagli insediamenti nella Striscia, il loro smantellamento e il divieto di farvi ritorno.Non a caso lo scorso 19 luglio, quando migliaia di coloni hanno marciato verso Gaza per chiederne la ricolonizzazione, erano presenti ben 8 ministri su 25, un terzo del totale, e 24 parlamentari. Tra loro anche i ministri Ben Gvir e Smotrich.Se a questo aggiungiamo che fra tre mesi si andrà alle urne in Israele, la spinta sull'acceleratore da parte dei coloni sembra più che mai inevitabile.Intanto dentro Israele le poche voci che chiedono la fine dell’occupazione della Cisgiordania vengono silenziate.«Questo è il minimo che possiamo fare», afferma Idit, un’anziana signora con in mano un cartello che recita “Fine dell'occupazione” durante una manifestazione che chiede giustizia per l'assassinio di Awdah.«Siamo una minoranza in un paese che ce l’ha con noi, che vede nella gente di sinistra un nemico, che ci percepisce come traditori», continua, «non credo che il prossimo governo possa fermare l’occupazione ma il cambiamento da qualcosa dovrà pur iniziare».
Israele: le elezioni alla prova del sangue
Case, coltivazioni, villaggi sotto assedio. Supportata da esercito e governo, non si ferma l’escalation della violenza dei coloni. Su cui Tel Aviv si gioca la p







