Quando viene in televisione ospite dei «Cinque minuti», Giuseppe Conte riesce a stare nei tempi. Deve costargli una gran fatica, perché il suo passo nell’eloquio è lungo, anzi lunghissimo. Tanto è vero che a «Porta a porta», dove i tempi sono più comodi, ma va garantito ugualmente un certo ritmo, fatico a contenerlo.

Non gli deve essere perciò parso vero l’altro ieri di sommergere per tre ore filate i poveri componenti della Commissione Covid con una orazione interminabile per celebrare l’efficace, coraggiosa e immacolata opera di presidente del Consiglio nell’ Annus horribilis 2021. Conte, certo, parlava ai suoi colleghi e soprattutto ai componenti dell’opposizione, segnatamente quelli di Fratelli d’Italia, che pensano e dicono il peggio possibile della sua gestione Covid e l’hanno costretto a difendersi in Parlamento.

Novello Demostene e novello Cicerone, con le sue filippiche l’Avvocato ha preso letteralmente per stanchezza i suoi interlocutori. Ma non parlava solo a loro. Parlava, come si dice, a nuora perché suocera intenda. La traduzione del discorso era la seguente: cari amici del Campo Largo, baloccatevi pure con le primarie e quant’altro. Ma avete sottomano un campione che ha guidato due governi di opposto orientamento e nel momento più difficile del dopoguerra per la nostra Nazione e per il mondo intero ha dato prova di essere un vero leader.