In un mondo in cui si moltiplicano i conflitti, ci aggrappiamo a una convinzione: che tutte le guerre, prima o poi, finiscono. Ma è davvero così? La politologa Dafna Hochman Rand ci toglie anche questa flebile speranza.

In un saggio appena pubblicato su Foreign Affairs, la prestigiosa rivista di politica internazionale, l’ex sottosegretaria di Stato Usa per Joe Biden constata: «Negli ultimi 80 anni, meno del 20% delle circa 300 guerre di cui ha tenuto traccia l’Uppsala conflict data program», l’archivio curato dall’ateneo svedese, «si è concluso con una chiara vittoria di una delle parti. Una percentuale leggermente inferiore è terminata con accordi negoziati; più del 60% non ha avuto alcuna fine formale».

Non solo: «Nelle guerre combattute tra il 1945 e il 1989, […] la mediazione ha avuto successo nel 37% dei casi quando è iniziata tra il primo e il terzo mese di combattimenti, ma solo nel 19% dei casi quando i negoziati sono cominciati dopo un anno o più di guerra».

Gli esempi famosi delle «guerre per sempre», di cui scrive Hochman Rand, abbondano: a fiammate, il massacro a Gaza e in Israele va avanti dal 1948; nel Donbass ci si scanna almeno dal 2014 e, nonostante gli sforzi di Donald Trump, il ginepraio ucraino resta troppo intricato. Risolvere quelle che Mosca definisce le «cause profonde» dello scontro pare impossibile.