Gentile Direttore Feltri, seguo con attenzione il processo per la tragedia del locale Le Constellation di Crans-Montana, dove nella notte di Capodanno hanno perso la vita numerosi italiani e altri nostri connazionali sono rimasti gravemente feriti, alcuni con ustioni devastanti. Ho letto che il tribunale svizzero non ha ammesso lo Stato italiano come parte civile. Non ne comprendo il motivo. Se le vittime erano italiane, se l’Italia ha mobilitato uomini, mezzi, assistenza sanitaria, psicologica e diplomatica per soccorrere i propri cittadini e sostenere le loro famiglie, come si può sostenere che il nostro Paese non sia parte lesa?Giulia CostantinoCara Giulia,le tue osservazioni sono di quelle che lasciano interdetti. E costringono a distinguere ciò che è formalmente legittimo da ciò che appare profondamente ingiusto. Il tribunale svizzero ha ritenuto, sulla base del proprio ordinamento, che lo Stato italiano non possa essere ammesso come parte civile. È una decisione processuale, certo. Ma non per questo è una decisione che debba essere condivisa o che non possa essere criticata. Mi sono chiesto anch’io come si possa affermare che l’Italia non abbia subito alcun danno diretto. In quella notte di Capodanno, che nessuno di noi potrà mai più dimenticare, non sono morti cittadini qualunque, sono morti cittadini italiani.Altri sono sopravvissuti portandosi addosso ustioni gravissime, lesioni permanenti e traumi destinati ad accompagnarli per tutta la vita. Dietro ciascuna di quelle vittime ci sono genitori, figli, fratelli, amici travolti da un dolore che nessuna sentenza potrà cancellare. Lo Stato italiano non è rimasto a guardare. Sia ben chiaro. Ha attivato la rete diplomatica, ha garantito assistenza ai feriti e ai familiari, ha impiegato risorse pubbliche, personale, strutture, sostegno sanitario e psicologico. Tutto questo ha avutoun costo materiale, ma soprattutto rappresenta il dovere di uno Stato che non abbandona i propri cittadini quando vengono colpiti da una tragedia all’estero. Per questo pure io faccio fatica a comprendere come si possa sostenere che l’Italia non abbia alcun interesse diretto nel procedimento. Ce l’ha. Eccome se ce l’ha. C’è poi un altro aspetto che merita una riflessione. Quella tragedia non è stata una fatalità inevitabile. Le indagini hanno acceso i riflettori su presunte carenze nei controlli e sul rispetto delle norme di sicurezza del locale. Proprio per questo il processo non riguarda soltanto l’accertamento di responsabilità individuali, ma anche la fiducia dei cittadini nella capacità delle istituzioni di garantire che simili tragedie non si ripetano. Ed è qui che questa esclusione lascia l’amaro in bocca.