L’acqua continua a diminuire e, con le previsioni che non annunciano piogge sufficienti a invertire la tendenza, il Friuli Venezia Giulia entra in una fase ancora più delicata dell’allarme siccità. La situazione ha spinto la Regione a muoversi verso Roma, per chiedere lo stato di emergenza.

L’Osservatorio permanente dell’Autorità di bacino distrettuale delle Alpi orientali ha innalzato da medio ad alto il livello di severità idrica in Friuli Venezia Giulia. Una decisione che permette alla Regione di chiedere al Dipartimento nazionale della Protezione civile la dichiarazione dello stato di emergenza, come già avvenuto durante la grave siccità del 2022. A confermarlo è stato l’assessore regionale alla Protezione civile Riccardo Riccardi. Le difficoltà, ha spiegato, non riguardano più soltanto la montagna, dove è già stato dichiarato lo stato di emergenza regionale, ma interessano ormai una parte consistente del territorio.

Particolare attenzione viene riservata alle criticità dei pozzi nel Pordenonese e alle condizioni di Tagliamento e Isonzo, dove le portate molto ridotte rischiano di creare ulteriori problemi soprattutto al settore agricolo. Con l’aumento del livello di severità scatterà anche un’ulteriore stretta sull’utilizzo dell’acqua. Le derivazioni destinate all’irrigazione, che erano già state ridotte del 25% rispetto alla portata massima concessa, dovranno scendere mediamente del 35%.