Nelle Valli di Jesolo il confine tra acqua e terra non è mai stabile. La laguna muta con le maree, gli stormi oscurano il cielo durante le migrazioni e il rischio idraulico accompagna da sempre la vita del territorio. È una geografia fragile, nata dalla bonifica e oggi sempre più esposta agli effetti del cambiamento climatico. Nella laguna veneziana, Sile e Piave convivono in un equilibrio instabile, dove acqua dolce e salata si incontrano continuamente, e che oggi sta cambiando. L’innalzamento del mare, il cuneo salino e gli eventi meteorologici estremi non appartengono più a scenari lontani: stanno già trasformando questi paesaggi che rappresentano al tempo stesso risorsa preziosa e territorio vulnerabile.

«Le zone umide sono fondamentali per la biodiversità: occupano appena il 6 per cento delle terre emerse del pianeta, ma ospitano circa il 40 per cento delle specie animali e vegetali conosciute» spiega Fernando Spina, ornitologo ed ex dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra). L’Italia, osserva, svolge un ruolo strategico nelle grandi rotte migratorie: «È un ponte naturale attraverso il Mediterraneo per milioni di uccelli che si spostano dal Nord Europa e dal Nord-Est asiatico verso l’Africa».In questo sistema di spostamenti, le zone umide costiere dell’Alto Adriatico rappresentano un crocevia essenziale durante tutto l’anno, soprattutto dalla tarda estate. «Già da luglio arrivano i limicoli, uccelli che nidificano nelle regioni più settentrionali dell’Eurasia e che si alimentano nelle zone umide. Da quel momento, la presenza dei migratori cresce progressivamente, in particolare nella Laguna di Venezia, una delle aree più importanti del Mediterraneo».