Le tensioni sui mercati internazionali delle materie prime hanno continuato a spingere al rialzo i prezzi dei carburanti alla e dalla Cgia di Mestre arrivano segnali allarmanti.L’urto del caro carburanti sull'Italia e sulla Sicilia è dirompente. Nell'Isola infatti, le proiezioni per l'anno 2026 dipingono un quadro allarmante per le tasche di cittadini e imprese, con un aggravio mensile di ben 91,9 milioni di euro rispetto all'anno precedente. Su base annua, la spesa aggiuntiva per benzina e gasolio supererà il miliardo di euro, toccando quota 1.103 milioni di euro, il che si traduce in un aumento percentuale del 20,9 per cento rispetto al 2025. Questi numeri, elaborati dall'Ufficio studi della Cgia di Mestre, evidenziano quanto il peso della mobilità stia diventando insostenibile per un tessuto economico già in difficolt-.A parità di consumi rispetto al 2025, nel 2026 il caro carburanti rischia di pesare sulle tasche degli italiani per oltre 1,1 miliardi di euro in più ogni mese, pari a 13,6 miliardi di euro nell’intero anno. Un aggravio economico di dimensioni rilevanti, che potrebbe mettere seriamente a rischio i bilanci di molte famiglie e la competitività di un numero altrettanto elevato di imprese. Si tratta di rincari molto pesanti che, secondo l’Ufficio studi della Cgia, le misure adottate dal governo non sono finora riuscite a compensare. Pur avendo stanziato oltre 2,35 miliardi di euro per contenere il prezzo alla pompa di benzina e gasolio, l’impatto degli aumenti continua infatti a essere di gran lunga superiore. In linea puramente teorica, i 2,35 miliardi di tagli alle accise introdotti finora per il 2026 hanno sterilizzato gli aumenti di soli 2 mesi su 12. Dopo l’approvazione del Parlamento della risoluzione del governo, che ha annunciato l’intenzione di chiedere alla Commissione europea l’attivazione della clausola di salvaguardia per escludere le spese per l’energia dai vincoli del Patto di Stabilità, analogamente a quanto avverrà per quelle destinate alla difesa, si apre ora la fase del confronto con Bruxelles. Se arriverà il via libera, le risorse aggiuntive - quasi 14,5 miliardi di euro da spendere nell’arco di tre anni - non saranno comunque disponibili prima del prossimo autunno e saranno finanziate attraverso un ulteriore incremento del debito pubblico. La richiesta avanzata dal governo è sicuramente condivisibile. Tuttavia, solleva un dubbio, spiega la Cgia secondo la quale, pur essendo destinate a finanziare interventi per accelerare la transizione ecologica e non misure di riduzione dei prezzi, di fronte all’urgenza di sostenere famiglie e aziende alle prese con il caro carburanti e il peso delle bollette, è davvero inevitabile ricorrere a nuovo debito? Una strada alternativa, secondo l’Ufficio studi della Cgia, non potrebbe essere quella di intervenire sulla spesa pubblica? Nel 2026, al netto degli interessi, le uscite dello Stato raggiungeranno il livello record di quasi 1.090 miliardi di euro: una riduzione anche solo dell’1 per cento libererebbe quasi 11 miliardi di euro, risorse che potrebbero essere destinate a contenere gli aumenti dei prezzi di benzina, diesel, luce e gas. È vero che una parte consistente di questa spesa è già stata impegnata e nessuno, tanto meno noi, ha in mente di intervenire tagliando lo stato sociale. Ci mancherebbe altro. Tuttavia, esistono ancora capitoli di bilancio sui quali sarebbe possibile intervenire, tagliando sprechi e inefficienze, evitando così di scaricare l’intero costo dell’emergenza energetica sulle future generazioni attraverso un nuovo aumento del debito.A livello territoriale, gli aumenti più marcati in termini percentuali si dovrebbero registrare in Basilicata, dove l’aumento raggiungerebbe il 21,6 per cento (+9,8 milioni di euro al mese). Seguono la Campania e la Puglia, entrambe con un incremento del 21,3 per cento: nel primo caso l’impatto economico mensile è stimato in 89 milioni di euro, nel secondo in quasi 70 milioni. Un quadro che evidenzia come l’andamento dei prezzi dei carburanti continui a produrre effetti significativi e disomogenei sul territorio nazionale, con ricadute particolarmente rilevanti per famiglie e imprese delle regioni del Mezzogiorno. Da quando è scoppiato il conflitto tra Stati Uniti e Iran, l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha messo in campo risorse per oltre 7,3 miliardi di euro a favore di cittadini e aziende: 5 miliardi destinati a contenere l’aumento delle bollette di energia elettrica e gas, mentre 2,3 miliardi sono stati impiegati per ridurre le accise sui carburanti. Si tratta di una somma rilevante, che tuttavia riuscirebbe a compensare poco più di un quarto dei 29 miliardi di maggiori costi previsti per fronteggiare i rincari dei carburanti, del gas e dell’energia elettrica. Importo, quest’ultimo, stimato nelle settimane scorse dall’Ufficio studi della Cgia. Proprio per questo, il governo sembra pronto a investire altri 7 miliardi di euro entro il prossimo autunno contro il caro energia, ancora prima dell’approvazione della Legge di bilancio 2027. Un’operazione possibile solo se, come dicevamo più sopra, il Consiglio Europeo concederà la clausola di salvaguardia, per sforare temporaneamente il rapporto deficit/Pil senza incorrere in procedure di infrazione.
Prezzi dei carburanti alle stelle, ogni mese una stangata da oltre un miliardo
Dalla Sicilia alla Lombardia, gli aumenti pesano su famiglie e imprese per 13,6 miliardi all'anno. Lo studio della Cgia di Mestre










