di Luciano Quarta – The Crypto Lawyer
C’è un rischio, nella finanza digitale, che non assomiglia a nessun altro: è certo che accadrà, ma nessuno sa quando. È la minaccia quantistica alla crittografia. Il giorno in cui un computer quantistico sufficientemente potente diventerà operativo (il cosiddetto “Q-day”) la crittografia a chiave pubblica su cui poggia l’intera finanza digitale, dalle firme elettroniche ai wallet crypto, diventerà inservibile.
Le crisi bancarie, gli attacchi informatici convenzionali, gli shock di mercato sono eventi possibili, di cui si può tentare di stimare la probabilità. Il Q-day, invece, è un evento atteso: si discute soltanto dell’orizzonte temporale.
Non solo: si tratta di un rischio che non è nemmeno futuro. È già presente. La strategia nota come harvest now, decrypt later consiste nell’intercettare e conservare oggi dati cifrati, per decifrarli domani, quando la capacità quantistica sarà matura. Per tutte le informazioni destinate a restare riservate oltre quell’orizzonte (comunicazioni finanziarie, dati della clientela, chiavi di custodia) la violazione non è imminente: è già in corso. Semplicemente, non è ancora visibile.
Da questa premessa discende una tesi che può sorprendere: gli operatori della finanza digitale europea, inclusi i prestatori di servizi per le cripto-attività, sono già oggi giuridicamente obbligati a prepararsi. Non perché esista una norma che lo dica espressamente, ma perché l’obbligo è implicito nel sistema. Vediamo perché.










