La buona notizia è che i computer quantistici non sono ancora in grado di violare le comunicazioni protette con i sistemi oggi più diffusi. La cattiva è che possono già intercettare le comunicazioni cifrate e conservarle fin quando non sarà inventata una macchina quantistica abbastanza potente per leggerle. Il pericolo non è da sottovalutare: una password può essere sostituita e una carta di credito scade, ma un segreto industriale o un documento diplomatico possono conservare valore per decenni. Se saranno decifrabili tra dieci anni, copiarli oggi è già un attacco alla sicurezza informatica.
È ragionevole pensare che qualcuno stia già conservando le informazioni. Se i servizi di intelligence intercettano grandi quantità di traffico cifrato i gruppi criminali possono fare lo stesso, anche su scala minore. Pensiamo alle cartelle cliniche, che tra vent’anni conterranno ancora informazioni intime sulle stesse persone. Oppure ai dati biometrici conservati nei database: una password può essere cambiata, un’impronta digitale no.
Gli algoritmi a chiave pubblica usati per scambiare in sicurezza le chiavi crittografiche e verificare le firme digitali saranno particolarmente esposti. La loro affidabilità dipende da problemi matematici che un computer tradizionale impiegherebbe tempi enormi a risolvere. Una macchina quantistica sufficientemente avanzata potrebbe riuscirci più rapidamente, ricavando le chiavi segrete necessarie a leggere dati riservati o a produrre firme digitali false che apparirebbero autentiche.









