"Abbiamo cantato tutti insieme per superare il dolore della perdita di Francesco Guccini e per trasformarlo in qualcosa che riempisse il cuore". Giovedì sera la Cirenaica si è fermata. Via Paolo Fabbri 43 è diventata una camera ardente a cielo aperto. Oltre cinquecento persone, di tutte le età, si sono unite nel canto per ’il Maestro’. Un rito collettivo, un sentimento condiviso, un sorriso dentro al pianto. C’è chi è arrivato in bici, chi in auto, chi a piedi. Un mazzo di fiori, un messaggio di cordoglio, una frase da brividi. Il portone della casa di Guccini è diventato un palco. E dietro, sulla strada, seduto e in piedi, c’era tutto il suo pubblico. Un evento spontaneo che rimarrà nella storia di Bologna, con la stessa figlia del grande cantautore che sui social, condividendo i video di questo momento da pelle d’oca, ha detto una semplice parola, ma piena di significato: "Grazie".

A permettere questa commemorazione ci ha pensato CantateBologna, un collettivo di venti persone nato circa tre anni fa, sulla scia delle cantate anarchiche di Fabrizio de André, e composto da persone che vanno dai 20 ai 50 anni. Ci sono studenti e lavoratori, ragazzi e ragazze, stretti amici e conoscenti. Tutti uniti dalla passione per la musica, dall’amore per Guccini. "Era il minimo che potevamo fare – raccontano Daniele e David, in nome di tutti gli altri membri –. Sentirsi meno soli, condividere il dolore, rendendolo più leggero e meno amaro. Questo è da sempre il nostro intento. Unire. Quello che si crea in queste occasioni è unico". Una serata che è nata quindi così, con una chiamata all’amore, alla passione e alla poesia cantata di Guccini. Un appello partito sui social, con la convocazione fissata per le 20,30. Da lì un via vai di auto, bici e scooter lungo la Cirenaica e la taverna da Vito che non si è fermato fino a tarda serata. Una vera e propria processione che è ripartita anche ieri all’alba, tra lacrime e commozione.