Giovedì sera decine di persone si sono incontrate spontaneamente davanti alla casa in cui abitò per più di quarant’anni il cantautore italiano Francesco Guccini, morto a 86 anni: quella di via Paolo Fabbri 43, a Bologna, che diede il titolo al suo disco più famoso. Hanno portato le chitarre, si sono seduti in cerchio e hanno cantato alcune tra le sue canzoni più famose, tra cui “Autogrill”, “Eskimo” e “Farewell”, con una certa commozione.

Già giovedì mattina, quando si era saputo della sua morte, alcuni fan si erano presentati in via Paolo Fabbri 43 per lasciare dediche, fiori, poesie, bottiglie di vino e altri omaggi. Tra i tanti messaggi lasciati sul portone, per ore è rimasto affisso un foglio con la scritta: «Grazie per essere esistito».

La grande partecipazione e l’affetto dimostrati in queste ore non dipendono soltanto dall’importanza che le sue canzoni hanno avuto nella vita di più generazioni di ascoltatori, ma anche dal rapporto speciale che Guccini aveva con il suo pubblico. Era infatti noto per la sua disponibilità, per la naturalezza con cui si fermava a parlare con chi lo riconosceva e per il legame speciale che aveva saputo costruire con il suo pubblico, che si estendeva ad almeno tre generazioni.