Dopo l’apice della seconda marea rosa, raggiunto tra il 2021 e il 2022 con le vittorie di Gabriel Boric in Cile, Gustavo Petro in Colombia e il ritorno di Luiz Inácio Lula da Silva in Brasile, il continente ha cambiato rapidamente direzione.
Nel giro di pochi anni, l’asse politico del continente si è spostato in modo evidente. Javier Milei governa l’Argentina; José Antonio Kast ha riportato la destra al potere in Cile; Rodrigo Paz ha posto fine a vent’anni di egemonia del Movimiento al Socialismo (MAS) in Bolivia; Abelardo de la Espriella ha conquistato la presidenza della Colombia dopo il primo governo di sinistra della storia di questo paese sudamericano; Daniel Noboa è stato confermato alla guida dell’Ecuador; Nayib Bukele nel Salvador, continua a rappresentare il modello securitario più influente della regione; Nasry Asfura ha restituito il governo dell’Honduras al Partido Nacional; Santiago Peña consolida il predominio del Partido Colorado in Paraguay; Keiko Fujimori è tornata alla presidenza del Perù riabilitando la dinastia presidenziale inaugurata dal padre Alberto Fujimori nel 1993.
Dall’inizio del XXI secolo è difficile individuare un momento in cui il baricentro politico dell’America Latina sia stato così nettamente orientato verso destra. Interpretare questo scenario come una semplice alternanza tra governi progressisti e conservatori sarebbe però riduttivo. Ciò che sta emergendo è un nuovo paradigma politico, nel quale sicurezza, deregolamentazione economica e riallineamento geopolitico tendono a convergere.







