La firma del protocollo di intesa a tre per il futuro del deposito Eni di via Erbosa a Calenzano rappresenta un po’ una chiusura del cerchio a più di un anno e mezzo di distanza dalla tragedia del 9 dicembre 2024 con la morte di 5 lavoratori. La linea tracciata è quella della riconversione e rigenerazione urbana con la creazione di un hub delle rinnovabili che prevede diverse tappe. Intanto è in corso il piano di caratterizzazione che sarà completato entro il prossimo dicembre mentre il tempo stimato per la bonifica dei terreni, a partire dall’approvazione del piano operativo di bonifica, come previsto dal protocollo, è di 16 mesi. In questa fase non ci saranno ripercussione sull’occupazione. Eni fa sapere infatti che è confermato il mantenimento dei posti di lavoro diretti. I lavoratori delle imprese saranno impegnati durante gli interventi di demolizione e, a seguire, per la costruzione del parco solare, quindi per almeno due- tre anni di attività. Solo dopo si valuterà la situazione occupazionale nel nuovo sito green.

In attesa dei lavori Eni ha definito anche la partita dei risarcimenti: i familiari delle vittime e ogni altro avente diritto è già stato integralmente risarcito così come sostanzialmente ogni altro coinvolto. Per la definizione di un paio di posizioni di persone ferite gravemente (per cui sono già state comunque erogate delle provvisionali) occorrerà attendere la chiusura delle valutazioni sanitarie. Per quanto riguarda invece i danni materiali, oltre il 90% è già stato liquidato ed è prevista a breve la chiusura integrale delle posizioni rimanenti. Intanto il futuro del deposito di via Erbosa delineato dal protocollo pare condiviso dalle associazioni di categoria: "Siamo contenti – dice Massimo Cerbai presidente Cna Piana Fiorentina - perché si va in una direzione di sostenibilità che serve alle imprese anche perché i nuovi metodi di valutazione delle imprese prevedono che si utilizzi una parte di energia sostenibile che può essere autoprodotta o certificata da altri enti. Per le imprese bisogna lavorare e in tempi brevi sul costo dell’energia che rappresenta una voce di spesa importante. Si sana poi una situazione pericolosissima per le nostre aziende che, quando c’è stato lo scoppio, hanno avuto danni molto gravi anche strutturali. Il potenziamento della fermata di Pratignone poi rappresenta un passo avanti, se c’è una possibilità per i nostri dipendenti di andare al lavoro con il treno ben venga".