L'investimento periodico e di lungo termine è al centro non solo dei piani di accumulo, ma anche delle politiche con cui l'Italia e l'Unione europea puntano a mobilitare il risparmio privato a sostegno della crescita economica con regimi fiscali agevolati.Tra gli strumenti principali vi sono i Pir ordinari (piani individuali di risparmio) introdotti nel 2017 in Italia, che hanno recepito best practice fiscali già adottate in altri Paesi.

In questo contesto si possono citare gli Individual Savings Accounts (Isa) del Regno Unito, i piani Riester-Rente in Germania (che ha anche varato nuovi strumenti di tipo previdenziale denominati Frühstart-Rente e Altersvorsorgedepot), gli Investeringssparkonto (Isk) in Svezia ed ancora i 401(k) negli Usa dove quest'anno sono nati anche i Trump Accounts.

Mentre in Asia sono diffuse formule come il Central Provident Fund di Singapore o i piani Nisa e Junior Nisa giapponesi.

Nel Pir ordinario, si può investire ogni anno fino a un importo massimo di 40 mila euro con un limite totale di investimento di 200 mila euro (non è previsto peraltro un arco temporale prefissato per il raggiungimento di tale soglia).La forma più diffusa di Pir è quella dei fondi comuni, ma è anche possibile creare un Pir fai-da-te, aprendo un rapporto di custodia con un operatore finanziario.