Chi lavora nel turismo e nell’arte lo dice: quest’estate si rivedono i russi. A Firenze, Parigi, Barcellona; in Costa Azzurra, sui laghi della Lombardia, a Ibiza. Nonostante le restrizioni ai visti imposte dalla Ue. Com’è possibile? Le vacanze in Europa per anni sono state tra i piaceri più alla portata dei benestanti di Mosca. Chiassosi e altospendenti, «i russi» erano diventati un cliché di spiagge, musei e città d’arte; le località del turismo borghese «salvate dai russi», su tutte Forte dei Marmi, quasi un genere giornalistico. Poi però c’è stata l’invasione dell’Ucraina, a febbraio 2022. Ha significato prima di tutto, da parte della Ue, sanzioni e irrigidimenti in tema visti; dal 2025 l’ingresso e la circolazione di cittadini russi nello spazio Schengen, grazie ai cosiddetti «visti multipli», sono stati ulteriormente ristretti dalla Commissione, che ora prescrive un visto singolo per ogni ingresso in ogni Paese e prevede la permanenza di russi con visto turistico come «eccezione assoluta».
Oltre alla chiusura del traffico dagli aeroporti russi, che richiede a chi voglia visitare la Ue dalla Russia perlomeno uno scalo (in genere a Istanbul). Eppure Francia, Italia e Spagna concedono ancora a Mosca decine di migliaia di visti l’anno.







