di
Giuliana Ferraino
Il commercio ha perso oltre 20 mila addetti. Rivisti al ribasso (-103 mila posti) anche i numeri di maggio e giugno. Meno certo un taglio dei tassi della Fed, per Trump non è una buona notizia
L’America ha smesso di creare posti di lavoro. A luglio le imprese e le amministrazioni pubbliche ne hanno persi 23 mila, mentre gli economisti si aspettavano un aumento di circa 80 mila. Una differenza abbastanza ampia da cambiare la lettura dell’economia statunitense e da ridurre le probabilità di un nuovo rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve già a settembre.
Il dato arriva dopo un’altra delusione. Nel secondo trimestre il Pil americano è cresciuto dell’1,5% su base annualizzata, meno del previsto e in rallentamento rispetto al 2,1% dei primi tre mesi dell’anno. La frenata è stata provocata in buona parte dall’aumento delle importazioni, dal calo delle scorte e dalla riduzione della spesa pubblica. La domanda interna ha però mostrato maggiore solidità: i consumi sono cresciuti del 3,2% e gli investimenti, sostenuti anche dalle spese per le infrastrutture dell’intelligenza artificiale, sono rimasti robusti. L’economia americana non è dunque ferma, ma cresce meno e, soprattutto, trasforma sempre meno quella crescita in nuovi posti di lavoro.












