Vietato alle divise denunciare con termini troppo aspri le difficili condizioni delle carceri. Un agente scelto di polizia penitenziaria è stato sospeso dal servizio per avere rilasciato a una troupe del Tg5 delle dichiarazioni su alcune problematiche all'interno della casa circondariale di Torino, paragonandola addirittura a una "piazza di spaccio", e il Tar del Piemonte ha annullato la sanzione (sei mesi di stop) solo perché eccessivamente severa: i giudici, infatti, hanno certificato la violazione dei codici di condotta e delle linee guida tale da "minare l'immagine dell'amministrazione" e "ledere il prestigio del Corpo di appartenenza".

La difesa, nel suo ricorso al Tar, aveva affermato, fra l'altro, che il provvedimento disciplinare fu "una palese ritorsione", facendo presente che la norma sul whistleblowing protegge chi segnala le violazioni. I giudici sono stati di avviso diverso. L'agente infatti "ha esposto circostanze, relative all'organizzazione e al funzionamento dell'istituzione carceraria alla quale è assegnato, idonee a ledere il prestigio del Corpo di appartenenza", e la "veridicità o meno" delle sue affermazioni non ha importanza: quando si tratta di accertare eventuali violazioni alle regole di condotta interne alla polizia penitenziaria "assume esclusivo rilievo la circostanza che le dichiarazioni siano state rese e diffuse tra il pubblico".