Il Tar Piemonte ha sospeso l'efficacia del provvedimento disciplinare di sospensione dal servizio per sei mesi irrogato a un agente della polizia penitenziaria che aveva denunciato pubblicamente, in un'intervista televisiva, gravi criticità operative e organizzative nell'istituto in cui prestava servizio, il carcere di Torino Lorusso e Cutugno.
La decisione è stata adottata in sede cautelare accogliendo l'istanza presentata dall'avvocata Maria Immacolata Amoroso, legale dell'Organizzazione sindacale autonoma di polizia penitenziaria, che assiste l'agente.
Nell'ordinanza il Tar rileva "gravi profili di fondatezza" delle censure sollevate e sottolinea una sproporzione tra i fatti contestati e la sanzione applicata.
I giudici evidenziano inoltre che l'agente aveva rilasciato un'intervista confidando ragionevolmente nell'anonimato e che l'identificazione non sarebbe dipesa da una sua volontà, ma dalla successiva trasmissione all'amministrazione del filmato integrale da parte dell'emittente televisiva, nel quale il volto risultava visibile per un breve istante.
Il tribunale ritiene applicabile, sia pure nella fase cautelare, la disciplina prevista in materia di 'whistleblowing', richiamando anche il diritto alla libertà di manifestazione del pensiero sancito dall'articolo 21 della Costituzione.







