Il 6 agosto 2005, il volo charter Tuninter 1153 (un ATR 72) diretto da Bari a Djerba finì il carburante e fu costretto a un ammaraggio d'emergenza nel mare di Palermo, provocando 16 vittime. Il disastro fu causato dall'installazione errata del misuratore di un aereo più piccolo che segnava il falso pieno ai piloti, portando nel 2013 alla condanna definitiva di 7 membri dell'equipaggio e dei tecnici tunisini.
Roberto Fusco, lei è uno dei superstiti. Aveva 24 anni quando una vacanza si è tramutata in tragedia. Cosa ricorda del 6 agosto del 2005?
«Sono ricordi un po’ così, che con il tempo si sono offuscati, ma altre immagini sono rimaste piuttosto nitide. Ricordo i momenti prima dell’impatto e le immagini delle vittime del disastro. Una situazione agghiacciante. Immagini forti, perché quando vennero a soccorrerci le navette della Capitaneria, era ancora più netto il contrasto tra chi era ancora vivo e chi, purtroppo, non ce l’aveva fatta».
Dopo quel giorno ha ripreso a viaggiare con tranquillità?
«Nell’immediato no. Ho fatto i conti con numerosi limiti che non riguardavano soltanto il prendere l’aereo, ma anche entrare in acqua, perché lì c’era anche la componente del mare. Nonostante avessi preso il brevetto di istruttore di nuoto, non mi avventuravo in mare. E forse, ancora oggi, mi spingo in acque alte con estrema cautela. Poi ebbi attacchi di panico, scatenati da fattori imprevisti. Sicuramente i primi anni sono stati molto più complicati, poi è ovvio che certe cose si attenuano. Ho ripreso a prendere l’aereo, ma fino al 2023 non avevo mai fatto un volo internazionale: solo voli in Europa di circa due ore. Ancora oggi ci sono momenti in cui, se devo prendere un aereo, mi isolo con me stesso. E poi oggi scelgo solo posti lato corridoio. Quel giorno io ero seduto vicino al finestrino e la mia compagna sul lato corridoio. Lei voleva riposare e ci invertimmo di posto. Questa cosa ha fatto sì che, dopo l’impatto, io fossi libero e nella condizione di slacciarle la cintura, tirarla a me e lasciare l’aereo. Non so cosa sarebbe successo se ognuno fosse rimasto al suo posto. Quindi conservo abitudini che all’epoca mi hanno salvato e cambiato l’approccio con la quotidianità».










