Prada nella collezione Autunno/Inverno 2026-27 ha portato in passerella una riflessione sul tempo, facendo sfilare vestiti volutamente sporchi e macchiati.
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Il tempo passa e lascia segni, più o meno visibili: anche sui vestiti. Quella T-shirt che tanto ci piaceva è destinata a sbiadire, quei jeans che ci calzano a pennello si rovineranno, su quel paio di scarpe comodissime che mettiamo tutti i giorni prima o poi comparirà un bel buchetto. E con ogni probabilità, continueremo a indossarle comunque, perché il nostro piede come sta lì dentro non sta in nessuna altra scarpa. A volte, per quanto paradossale, ci affezioniamo a un capo, lo sentiamo particolarmente nostro, particolarmente rappresentativo del nostro stile, del nostro stato d'animo. A dargli quel valore è proprio il tempo che è passato, che lo ha cambiato (rovinato, per certi versi). Prada nella collezione Autunno/Inverno 2026-27 ha portato in passerella una riflessione sul tempo, facendo sfilare vestiti volutamente sporchi. Nulla di nuovo, sia chiaro: è qualcosa che nella moda si era già visto. Ma questa provocazione resta interessante nel momento in cui la portiamo a un altro livello, più intimo e personale, che va oltre l'estetica in sé e il concetto di "sporco" in senso stretto. Prada Autunno/Inverno 2026–27 È un modo per dire che la macchia non è un errore, quindi che l‘imperfezione non va per forza demonizzata e cancellata: non tutto deve essere per forza impeccabile nella moda, c'è posto anche per ciò che apparentemente o secondo gli standard non funziona, non è considerato "bello". È interessante, se pensiamo all'approccio che abbiamo quotidianamente con noi stessi, col nostro corpo: perennemente giudicato, esposto a critiche, ingabbiato in canoni a cui aderire in modo stringente.








