ChatGPT viene utilizzato sempre meno come un semplice motore a cui rivolgere domande e sempre più come uno strumento al quale affidare una parte del lavoro. Il passaggio emerge dai nuovi dati pubblicati da OpenAI il 6 agosto 2026 attraverso Signals, la piattaforma dell’Economic Research Team che raccoglie statistiche sull’uso del servizio. Nei contesti professionali, gli utenti hanno una probabilità più che doppia di usare ChatGPT per produrre un risultato o completare un’attività rispetto a quanto avviene nell’uso privato.La distinzione riguarda attività come scrittura, revisione di testi, programmazione e analisi. Fuori dal lavoro prevale invece ancora la richiesta di informazioni o chiarimenti. È uno spostamento rilevante per l’economia dell’intelligenza artificiale: l’indicatore da osservare non è più soltanto quante persone accedono a un chatbot, ma quante incorporano il software nei processi con cui producono documenti, prendono decisioni e svolgono mansioni.I dati Signals riguardano i messaggi inviati dagli account ChatGPT Free, Go, Plus e Pro, generalmente gestiti da singoli individui. Restano fuori, quindi, una parte rilevante dell’utilizzo aziendale e istituzionale, compresi alcuni prodotti dedicati alle organizzazioni. OpenAI afferma che oltre un miliardo di persone utilizza ormai i suoi strumenti di intelligenza artificiale.Indice degli argomenti: