La notizia - non confermata - delle "gravissime condizioni" in cui verserebbe l'ayatollah Mojtaba Khamenei non giunge come un fulmine a ciel sereno. Dal raid sul compound a Teheran, in cui ha perso la vita il padre e suo predecessore Ali Khamenei, la Guida suprema dell'Iran non ha mai mostrato il suo volto in pubblico. Per mesi sono circolate solo voci di corridoio e bisbigli: c'erano quelli convinti di averlo visto mascherato alle esequie pubbliche del padre, quelli che fosse stato ferito in maniera così grave da non poter nemmeno parlare. Ma c'è anche chi è convinto che quei messaggi scritti e affidati alle televisioni di Stato, unico modo finora adottato da Mojtaba per parlare al suo popolo, siano in realtà opera di altri, forse dei pasdaran. Se davvero, come ha anticipato in esclusiva IranWire, l'ayatollah fosse sul letto di morte, si aprirebbe una seconda battaglia politica nei palazzi di Teheran. Chi sono i possibili candidati a prendere il suo posto? E la morte di Khamenei potrebbe cambiare gli equilibri interni?Come viene scelta la Guida suprema La successione in Iran non è una questione automatica né dinastica. Sulle modalità di scelta della Guida suprema quest'anno sono stati scritti fiumi d'inchiostro: in sintesi, spetta all'Assemblea degli esperti (in totale 88 religiosi) indicare il loro candidato preferito. Insomma, una "aristocrazia" che indica una guida. Ma si tratta ovviamente di una semplificazione fin troppo esagerata, che non tiene in alcun modo conto del peso - concreto e non ignorabile - che altri apparati statali possono avere sulle decisioni politico-religiose di Teheran. Su tutti i pasdaran e il nutrito nucleo clericale-conservatore, dalle cui file sono usciti Khamenei padre e Khamenei figlio. CAPITOLOSe Mojtaba dovesse effettivamente morire, candidati automatici sarebbero gli altri cinque nomi valutati dall'Assemblea degli esperti durante i cinque giorni di "conclave" dal 3 all'8 marzo scorsi. Tra questi sicuramente spiccano Hassan Rouhani e Hassan Khomeini, rispettivamente ex presidente dell'Iran e nipote del fondatore della Repubblica islamica, Ruhollah Khomeini. Il secondo non ha però mai ricoperto cariche pubbliche e avrebbe pochissima influenza sull'apparato di sicurezza o sull'élite al potere, oltre a essere considerato troppo un cane sciolto. Alireza Arafi è una figura meno nota ma è un religioso affermato, con una comprovata esperienza nelle istituzioni governative ed è stato tra i più fedeli confidenti di Ali Khamenei. È vicepresidente dell'Assemblea degli esperti ed è stato membro del potente Consiglio dei guardiani, che esamina i candidati alle elezioni e le leggi approvate dal Parlamento. Manca però di con le istituzioni di sicurezza, che in un periodo di tensioni e conflitti come questo acquisiscono ancor più potere. In rampa di lancio ci sono anche gli ayatollah Gholam Hossein Mohseni Ejei e Mohsen Araki: il primo è il capo della magistratura iraniana con forti legami con i pasdaran, il secondo è membro di lunga data dell'Assemblea degli esperti, dotato di influenza teologica ed grande esperienza istituzionale.© AfpTra gli altri nomi, c'è sicuramente anche Mohammad Mehdi Mirbagheri: religioso intransigente e membro dell'Assemblea degli esperti, rappresenta l'ala più conservatrice dell'establishment clericale della città santa di Qom. Da considerare sicuramente anche Sadiq Larijani, fratello minore del defunto Ali Larijani ed ex vertice della giustizia iraniana. Teheran, un potere non piramidale Dalla quantità dei nomi, e dal fatto che non si è avvertito nessuno scossone politico dopo la morte dell'ex ayatollah Ali Khamenei, si può trarre una semplice conclusione: in Iran la struttura del potere non è piramidale. Se l'elezione definitiva della Guida suprema dipende dagli 88 religiosi più illustri, la scrematura dei candidati dipende da diverse condizioni: legittimità religiosa davanti al clero di Qom, intransigenza morale e politica per i pasdaran e capacità di mediazione tra fazioni politiche rivali. Una fitta rete di poteri differenti che influenzano, in modi e maniere diverse, la scelta della prossima Guida.Ne è un esempio lampante l'elezione dello stesso Mojtaba Khamenei. Sostenuto dai pasdaran e dall'ala dei religiosi più intransigenti e rigidi, oltre che dall'Ufficio della Guida suprema di cui era stato il principale esponente, il figlio dell'ex ayatollah ha avuto la strada spianata per il potere. In barba all'impegno della teocrazia iraniana per interrompere la successione per via dinastica, incarnata dalla dinastia degli scià Pahlavi. Proprio per una maggiore aderenza al dettato originario degli ayatollah, la parte più "riformista" del clero di Qom e la fazione politica meno reazionaria (tra cui l'attuale presidente Masoud Pezeshkian) non avevano appoggiato pienamente la candidatura di Mojtaba. La vera battaglia, insomma, si gioca tra le due correnti principali.La "leadership decapitation theory" e il fallimento americano Per creare un vuoto di potere in Iran, o un ribaltamento del regime, è però necessario tagliare tante teste. Troppe. È proprio qui che la strategia americana - nota come "leadership decapitation theory", la teoria della decapitazione della leadership - è fallita miseramente. Togliere di scena Ali Khamenei non ha creato scompiglio nell'élite di Teheran, ha semplicemente dato il via a una serie di meccanismi già definiti per coprire - prima con un consiglio collegiale temporaneo e poi con una elezione interna - il posto lasciato dalla Guida suprema defunta. E nessun settore della vita pubblica iraniana è stato costruito senza una struttura apicale: dall'economia all'esercito fino alla religione. Proprio per questo la Guida suprema non è un dittatore onnipotente. Si tratta bensì di un centro di gravità che ha il compito di tenere insieme una costellazione di attori in qualità di arbitro ultimo, oltre che sommo leader religioso. E come morto un Papa se ne fa un altro...
Iran, chi può succedere a Mojtaba Khamenei e perché la Guida Suprema non è l'unico vero fulcro del potere
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